Parliamo di Prosecco..

Parliamo di Prosecco. Poche e piccole precisazioni, ma importanti davvero per non fare la solita figura da Cretini..

Una delle bollicine italiane (insieme a l’Asti Spumante) più bevute, ha subito proprio l’anno passato una bella rivoluzione nelle regole e le denominazioni delle sue diciture.. Quindi è bene far chiarezza.  Il prosecco, fino ad un anno fa era un tipo di uva (così come il sangiovese, il pinot, ecc.) . La parola proviene da un piccolo paese in Friuli Venezia Giulia appunto denominato “Prosecco”. Il nome antico di quest’uva era “Glera”. E’ un’uva molto profumata e dolce.  L’anno scorso, per tutelare la vendita (specialmente all’estero) di questo prodotto, visto il grande successo che sta ricevendo, il consorzio dei produttori del prosecco insieme ai legislatori italiani ha ridefinito le regole di produzione creando una nuova DOCG per i prodotti provenienti dalla zona storica (e più vocata) di questo tipo di vino e alcune DOC diverse per le zone ormai dedite alla produzione di questo vino sia nella regione Veneto, che in parte del Friuli e del Piemonte (?). Il nome dell’uva usata per questo vino è oggi “Glera” e la parola “prosecco” indica quindi SOLO ED ESCLUSIVAMENTE una delle Denominazioni (doc o docg) in cui è prodotto il glera.. Questo appunto a tutela della provenienza. (Esempio: fino all’anno passato, se un produttore americano metteva in produzione le uve “prosecco” in Usa e poi vendeva bottiglie con la dicitura “prosecco” poteva farlo! Oggi dovrà scriverci “Glera”..)

Quindi, per tornare al semplice, quando chiedete un prosecco oggi, intendete un vino (di solito spumante) proveniente dalla zona tipica di produzione dell’uva glera. Non vi impaurite quindi se il vostro gestore di fiducia vi propone un “glera”, è lo stesso tipo di prodotto!

Veniamo alla tipologia. Intanto esiste il “prosecco” vino ed il “prosecco” spumante. La differenza è che il vino, di solito frizzante (naturale – ma esiste anche la versione vino fermo, chiamato “prosecco tranquillo”, molto buona), subisce una singola fermentazione, quella tipica per la produzione del vino. Lo spumante non è altro che il vino rimesso in una cisterna a temperatura controllata, al quale vengono aggiunti lieviti che innescano una seconda fermentazione (questo si chiama Metodo Charmat) che permette un’incremento dei gradi alcolici e la formazione di bollicine più intense.

Lo spumante (e questo vale anche per Metodi Classici e Champenoise) viene classificato in base alla quantità di zucchero che resta, definendo quindi il gusto più o meno dolce del prodotto. Per il Prosecco si parte dal più “secco” Extra Brut, al Brut , Dry, Extra Dry, e Demi-Sec (tendente al dolce..). Sapere che tipologia di prodotto state bevendo vi darà indicazioni sulla sua dolcezza e quindi sul momento o pietanza giusta da abbinare.

Personalmente preferisco un prosecco “brut” ad uno “extra dry”, il “secco” del brut permette una maggior pulizia in bocca e stimola maggiormente la voglia di berne un altro. Soprattutto all’aperitivo, partire da qualcosa di secco (o amaro, nel caso dei cocktails) può stimolare meglio le papille gustative e prepararle a “sentire” meglio le pietanze che seguono.

Una bottiglia da suggerire? Vi proporrei il “Motus Vitae” di Giuliano Bortolomiol. Fondatore della “Confraternita del Prosecco”, questo signore, andatonese qualche anno fa, è considerato uno degli innovatori del prosecco, e soprattutto l’inventore del prosecco spumante (in special modo il brut) come lo intendiamo oggi. Il “Motus Vitae” è un prodotto intenso, “brut”, e molto deciso, ma mantiene una eleganza ed una finezza uniche. Non lo trovate in molti posti, ma se vi capita sotto tiro, non ve lo perdete!

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